Acuto e cronico

“Sembra che la natura sia in grado di darci solo malattie piuttosto brevi. La medicina ha inventato l’arte di prolungarle”.

Questo aforisma di Marcel Proust mi dà modo di affrontare un argomento molto importante di cui tutti i medici e anche molti non medici si sono accorti.

Rispetto al passato la diffusione delle malattie acute è fortemente diminuita tanto quanto invece è aumentata la diffusione delle malattie croniche.

E tanto più la medicina si è accanita a cercare di eliminare sul nascere ogni sintomo, tanto più le persone hanno sviluppato malattie lunghe, debilitanti e complesse, cioè appunto, croniche.
In effetti l’esperienza ci mostra che un disturbo che viene aggredito e soppresso continuamente, spesso si trasforma in un altro sintomo simile o anche diverso, sia come intensità che come localizzazione.

Questa evidenza è sostenuta oltre che dalla osservazione diretta nella pratica quotidiana di ogni medico, anche da alcune discipline olistiche quali l’omeopatia e la omotossicologia per le quali la soppressione continua di un sintomo cronicizza la malattia e la approfondisce.

Questo perché se l’organismo ritiene il disturbo funzionale a un suo obiettivo non permetterà che venga semplicemente eliminato ma lo sposterà, lo trasformerà in un altro disagio per permettere all’individuo di comprenderne il significato. Il corpo non cede, ti manda messaggi fino a che non li ascolti, dapprima sottovoce poi sempre più forti finché ti urla.

In questo modo la persona che continuamente sopprime i sintomi, trattando sé stesso come una macchina, un insieme di reazioni biochimiche e nient’altro, senza soffermarsi mai a cercare di comprenderli, si ritroverà a essere affetta da qualche disagio sempre più difficile da trattare, più sfaccettato: la malattia cronica con il suo corredo di stanchezza e mancanza di vitalità.

Chi invece usa i farmaci con parsimonia e tende a preferire le terapie naturali, che sostengono il corpo anziché alterarne i meccanismi, andrà più spesso incontro a sintomatologie acute, a volte intense ma di solito di breve durata e di risoluzione completa.

Il corpo meno sottoposto a terapie soppressive è più vitale

… e quindi reagisce più velocemente, e anche guarisce più facilmente.

E’ sempre più frequente il caso di persone che intendono passare dalla medicina allopatica a qualche disciplina più dolce. Questo è sempre possibile, i metodi naturali possono essere integrati in ogni terapia con grande beneficio.

Quando ci si accosta alle terapie non convenzionali dopo aver fatto a lungo uso di farmaci, spesso si assiste alla riacutizzazione di sintomi presenti in passato.
Questo viene considerato come un buon segnale perché significa che l’organismo sta riacquistando vitalità e sta tentando di invertire la rotta e di tornare da una situazione di cronicità più difficile da guarire a una di acuzie a volte più fastidiosa ma passeggera.

E’ come se il corpo tornasse ad affrontare le varie situazioni che si sono presentate, con un percorso a ritroso nel tempo, dalla più recente alla più antica, i disagi si palesano e possono essere curati.
Occorre qui non cadere nel tranello di pensare che tutto sia facile e immediato.

Un corpo malato da tempo e intossicato da farmaci, pensieri, emozioni depotenzianti e pregiudizi sulla propria condizione, avrà di fronte un cammino tutt’altro che semplice. Non sempre sarà possibile invertire completamente la rotta. Le terapie in corso potranno essere modificate solo poco per volta e se le condizioni della persona lo permetteranno, sotto stretto controllo di un professionista esperto. A volte non si potrà sospenderle, a volte non ci sarà neppure un ritorno allo stato originario di salute.

Qualcosa però è sempre possibile fare.

Le terapie non convenzionali hanno come principio risvegliare nel corpo il suo potenziale di guarigione intrinseco, quindi tendono sempre ad aumentare la vitalità e l’energia dell’organismo. Inoltre danno grande importanza e rilievo all’ascolto di sé, dello stato d’animo che accompagna ogni disturbo e spingono verso i cambiamenti e gli stili di vita che aiutano il benessere.
Riaccostarsi alle proprie emozioni, riconoscere il corpo di dolore che sempre è nascosto sotto la malattia è un passo avanti. Comprendere che ciò che ci accade ha un senso e portare l’attenzione dentro di sé è già guarire.

La guarigione non è la perfezione dell’organismo, è fare la pace col proprio corpo e imparare ad amarlo qualsiasi sia la sua condizione. E’ integrare la propria psiche e le proprie emozioni.
Portare ognuno a riconoscere e a manifestare la complessità del proprio essere deve diventare il fine ultimo di ogni processo di cura.

 

 Dr. Roberta Bandi

Medico Chirurgo, emergenza territoriale e pronto soccorso, medico di medicina generale, competenze in omeopatia, ayurveda, kinesiologia, medicina integrata, ipnositerapia

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