Dottoressa mi devo vaccinare contro il papillomavirus? Devo vaccinare mia figlia?

Questa è una delle domande più comuni che le donne e le mamme mi pongono nella mia pratica clinica quotidiana. Mi occupo di Papilloma virus e di diagnosi precoce dei tumori del collo dell’utero fin dai tempi della specialità. Proverò ad esprimere un parere in merito, basato sui fatti e sul buon senso.
La modulistica di spiegazione della prevenzione cervicale della Regione Piemonte nelle sue prime righe, in merito ai rischi legati alla presenza del Papilloma virus, asserisce che la positività al test non significa che ci sia o che comparirà una lesione pre-tumorale o tumorale, anzi la maggior parte delle infezioni da hpv guarisce da sola.
Inoltre se una paziente risultasse positiva al test per la ricerca del papillomavirus, sullo stesso campione viene di norma eseguito il pap test cioè la valutazione della morfologia delle cellule, questo per valutare se ci sono o meno alterazioni cellulari precancerose, in caso di negatività cioè assenza di alterazioni cellulari la Prevenzione  regionale specifica che l’infezione da HPV è molto diffusa e nella maggior parte dei casi guarisce spontaneamente da sola, quindi  non è utile eseguire altri esami o ripetere il pap test o l’hpv test prima di 12 mesi, e che anzi la ripetizione di questi test a intervalli più brevi potrebbe comportare trattamenti medici inutili e potenzialmente dannosi.
Questa spiegazione da sola basterebbe a rispondere alla domanda oggetto di questa relazione, perché smonta indubbiamente il castello di paura e terrore che la campagna vaccinale ad opera dei mass-media sta diffondendo.
Sappiamo  che l’80% circa delle donne è esposto al virus del Papilloma almeno una volta nel corso della vita, così come a tanti altri virus, batteri, funghi, senza esserne consapevoli e senza che questo dia mai segni di sé, a meno di non eseguire il test per la ricerca del papilloma virus, il così detto Hpv test.
La storia clinica ci insegna che a seguito di una positività al test si può avere una regressione spontanea nel 90% dei casi, oppure si può avere una  lunga, ma spesso asintomatica persistenza del virus nelle cellule, cosa che avviene nel 10% dei casi circa, e solo il persistere dell’infezione  può portare nell’arco di alcuni decenni e nell’1% dei casi circa ad un’alterazione delle cellule del collo dell’utero, situazione che avviene sempre in presenza di fattori favorevoli come per esempio le basse difese immunitarie e infine, in una percentuale inferiore all’1% si ha una progressione verso tumori cervicali, di quelle alterazioni cellulari sintomatiche i cui sintomi non sono stati adeguatamente considerati.
Quindi per riassumere in breve il concetto, la presenza dell’hpv è un evento molto comune, l’alterazione cellulare tutto sommato rara, il tumore del collo dell’utero rappresenta un evento eccezionale.
Sappiamo che grazie all’introduzione del pap test, esame che serve per fare diagnosi precoce delle alterazioni delle cellule del collo dell’utero, si è assistito ad una diminuzione costante dell’incidenza e della mortalità per il tumore della cervice.
Inoltre il pap test rappresenta un esame ripetibile, indolore, di facile esecuzione con dei bassissimi costi ed una sensibilità nell’individuare alterazioni cellulari dell’80% circa, se poi a questo si aggiunge il test per la ricerca del papillomavirus (hpv test) la sensibilità arriva praticamente al 100%. Eseguito regolarmente il pap test fornisce una protezione superiore a quella del vaccino e verso tutti i genotipi virali dell’hpv anche quelli non compresi dal vaccino.
Quindi considerando che:
prima di tutto non c’è alcuna epidemia di tumore della cervice, anzi l’incidenza di questo tumore era già in calo nei nostri paesi industrializzati grazie alla diffusione delle campagne di screening;
valutando i dati epidemiologici non è chiaro come mai e su quali basi il vaccino sia stato approvato dagli organi competenti con una procedura abbreviata, tra i farmaci quindi  bisognosi di una corsia preferenziale;
la presenza dell’hpv non rappresenta una malattia, ma solo un fattore di rischio;
lo screening cervicale è di grande efficacia perché identifica le alterazioni cellulari decenni prima dello sviluppo della malattia invasiva;
gli interventi per la cura delle lesioni pre-cancerose sono efficaci, non invalidanti, né mutilanti per la donna, rispettosi così dell’integrità  dell’apparato genitale;
l’efficacia clinica di questo vaccino è stata studiata in donne di età compresa tra i 16 e i 26 anni, età quindi ben lontana dalla fascia 9-13 cui questo vaccino  principalmente si riferisce;
i dati dimostrano che la copertura anticorpale post vaccino va gradualmente riducendosi e con tutta probabilità non sarà sufficiente a coprire la durata dell’età fertile;
numerossime sono le reazioni avverse gravi e gravissime documentate in letteratura;
il vaccino inoltre può aumentare il rischio di cancro cervicale nelle donne  che sono già state esposte ai ceppi virali prima del ricevimento del vaccino, informazione rivelata dalla stessa ditta farmaceutica quando ha presentato i documenti per l’approvazione del vaccino;
i sali di alluminio, i così detti adiuvanti contenuti nei vaccini sono ormai universalmente considerati tossici poiché danneggiano le cellule dei vaccinati.

A fronte di queste, che sono solo alcune considerazioni che si possono fare in merito, ci si chiede se si è veramente disposti ad accettare  il rischio per i nostri figli che possa insorgere una grave patologia per evitare una morte rarissima, scongiurabile peraltro con l’esecuzione di un semplice e innocuo pap test periodico.
Ad oggi lo screening cervicale rappresenta l’unico test che abbiamo a disposizione per la diagnosi precoce di una lesione tumorale.
Chi esegue il vaccino dovrà comunque nel corso della vita sottoporsi a pap test periodici quindi non è chiaro come mai i sistemi sanitari non investano nella prevenzione ma scelgano piuttosto di spendere tanti soldi pubblici in vaccini di cui si conosce pochissimo e che hanno dimostrato di non essere efficaci nel prevenire lo sviluppo di lesioni tumorali e non affidabili in termini di sicurezza.

 

 Dr. Francesca Sanvito

Medico Chirurgo, Specialista in Ginecologia e Ostetricia. Laureata in Medicina Tradizionali Cinese e Agopuntura.

Ti potrebbero interessare anche

26.06.2024

Meno fluoro? Si, grazie!

Tutti noi siamo portati ad associare il fluoro ad un minerale salutare e che aiuta a combattere la carie. Del...

13.06.2024

L’avvincente storia della vit K2

Pur essendo numerosi, i lavori sulla vit K2, sono poco conosciuti Le vitamine K sono divise in 3 gruppi: •...

23.05.2024

L’importanza della vitamina D

Le vitamine D e K2 sono chiamate le “vitamine dei 100 anni” Forse è un’esagerazione, ma poche vitamine hanno caratteristiche...

23.05.2024

Candida intestinale: un ospite da tenere sotto controllo

Quanti di voi, quando sentono parlare di Candida, pensano ad un’infezione ad appannaggio esclusivo dell’apparato riproduttivo femminile? Bene, non è...

My Agile Privacy

Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione. 

Puoi accettare, rifiutare o personalizzare i cookie premendo i pulsanti desiderati. 

Chiudendo questa informativa continuerai senza accettare. 

Inoltre, questo sito installa Google Analytics nella versione 4 (GA4) con trasmissione di dati anonimi tramite proxy. 

Prestando il consenso, l'invio dei dati sarà effettuato in maniera anonima, tutelando così la tua privacy. 

Attenzione: alcune funzionalità di questa pagina potrebbero essere bloccate a seguito delle tue scelte privacy: