
Quasi tutti nasciamo con un corpo integro, ogni cosa al suo posto, ogni funzione al meglio. Come un ingranaggio regolato perfettamente cresciamo, impariamo in modo naturale, facilmente e senza accorgercene.
Poi, a un certo punto, poco per volta o più velocemente, il meccanismo si guasta, compaiono dei sintomi, delle malattie che diventano via via più importanti man mano che passa il tempo, che viviamo, che invecchiamo.
L’organismo cioè inizia a fare degli “sbagli” non funziona più come si deve e ci tocca ripararlo.
La medicina occidentale classica si basa sul fatto che considera ogni sintomo o malattia come un errore commesso dal corpo per qualche motivo intrinseco all’organismo o proveniente dall’esterno.
Da qui la necessità di correggere subito, velocemente, a qualunque costo, quell’errore per riportare tutto allo stato precedente o perlomeno dentro a parametri ritenuti “normali”.
Per farlo occorre forzare i meccanismi fisiologici che regolano ogni funzione che è a sua volta connessa intimamente con ogni altra, creando una catena di alterazioni spesso difficilmente controllabili.
A tal proposito sono a disposizione molteplici farmaci, che, sia chiaro, a volte sono indispensabili, ma che devono essere utilizzati nei tempi e modi dovuti e mai visti come unico presidio terapeutico possibile.
Il limite della medicina occidentale sta qui, nella presunzione di sapere, lei sola, cosa è meglio per noi, per tutti noi che siamo ognuno diverso, con terapie spesso preconfezionate in serie.
Le discipline olistiche, che intendono l’uomo come un insieme complesso di corpo-mente-emozioni-energia-spirito, agiscono invece partendo da un presupposto di fiducia nel corpo.
Ne onorano l’intelligenza innata assumendo che ogni condizione di sintomo o malattia non sia uno sbaglio, ma sia funzionale all’organismo e sia il mezzo migliore a disposizione, in quel preciso momento, per raggiungere lo scopo di trovare l’equilibrio.
Mirano ad arrivare a una salute non più vista come assenza di sintomi e ritorno all’interno di parametri meccanici, ma che ha a che fare con un concetto molto più ampio di guarigione che riguarda la realizzazione e l’evoluzione dell’intero essere.
Partendo da queste basi le medicine naturali tendono a non forzare i meccanismi del corpo ma ad affiancarne il potenziale di guarigione e ad accompagnarlo verso un nuovo stato di salute che viene raggiunto una volta compreso il significato del sintomo e apportati i cambiamenti necessari, e che si trova sempre a un livello di consapevolezza maggiore.
Dare attenzione a un sintomo, anziché aggredirlo per sopprimerlo istantaneamente, porta quindi il vantaggio di poter comprendere e integrare parti di sé ancora sconosciute.
Questa operazione richiede un tempo di riflessione diverso per ciascuno. Per questo al manifestarsi di un sintomo è indispensabile saper riconoscere la gravità della situazione per poter eventualmente intervenire a limitare i danni, se esiste un reale pericolo di vita, con una terapia anche farmacologica, veloce sebbene invasiva, e riservarsi di ragionare sul significato in un secondo momento, superata la fase acuta.
E’ importante cioè che, qualsiasi scelta terapeutica venga effettuata, non manchi mai il momento della riflessione che deve prendere inizio da poche semplici domande:
questo sintomo in quale occasione è comparso?
In quali occasioni si ripete?
Cosa mi obbliga a fare?
Cosa mi impedisce di fare?