Allopatico o naturale?

 

 

La salute è un argomento che riguarda tutti e negli ultimi anni il dibattito si è fatto ancora più acceso.

Sempre più persone diventano consapevoli dell’importanza di preservarla e del fatto che esistono diverse opzioni di cura, convenzionali o non convenzionali.

Anche in questo ambito è facile cadere nella trappola della contrapposizione e tifare per l’una o per l’altra fazione.

Nella pratica quotidiana riscontro spesso prese di posizione molto radicali nei confronti della scelta terapeutica.

Alcune persone sono totalmente schierate al massimo controllo del sintomo e del corpo e sono disposte ad assumere qualsiasi farmaco e a sottoporsi a qualunque esame o procedura pur di cancellare ogni minimo disagio e rientrare in parametri prefissati.

Al contrario altre  persone sono refrattarie a qualsiasi consiglio terapeutico possa causare la più piccola interferenza nelle dinamiche dell’organismo..

Abbiamo così da una parte persone disattente e inconsapevoli del corpo che lo sottopongono a ogni genere di strapazzo, stress, eccesso di cibo, fumo, sedentarietà o al contrario fatica immane, convinti che basterà sottoporsi ad esami periodici e assumere qualche pillola per ritrovare la salute, e dall’altra persone iperattente e ipersensibili a tutto, che seguono regimi alimentari strettissimi, tabelle di esercizio fisico rigide e inviolabili, così attente a ogni singola sensazione corporea da non poter passare sotto un traliccio dell’alta tensione o cenare in un ristorante senza provare un malessere che li convincerà ancora di più a restare sulle proprie posizioni.

Per gli uni con l’andare del tempo, l’occuparsi della salute diventerà un lavoro a tempo pieno. Squilibrati e intossicati da ogni eccesso e da ogni terapia saranno sempre di corsa tra un esame da fare, una visita da prenotare, una nuova terapia da provare o un nuovo sintomo da sopprimere.

Gli altri si troveranno invece a limitare sempre di più le esperienze, togliendo dalla loro dieta un altro cibo, reo di averli fatti sentire un po’ stanchi il giorno dopo averlo mangiato o a evitare un luogo, una situazione, una compagnia perchè hanno la sensazione che l’energia non sia quella giusta.

In entrambi i casi la vitalità si abbasserà lentamente e inesorabilmente.

Vi sembrano situazioni estreme? Certo lo sono.

Ma, credetemi, non sono così rare da incontrare.

Chi di noi non ha tra le proprie conoscenze qualcuno che assomiglia a questi personaggi?

Come sempre l’equilibrio è la cosa migliore.

Lasciare che il corpo ci parli e ascoltarlo. Permettere che esprima i propri disagi e ci guidi verso ciò che ci rafforza, ma anche avere fiducia nella sua capacità di far fronte e trarre vantaggio da ogni situazione.

Nei momenti più difficili un farmaco può velocemente tirarci fuori dal pericolo, avremo tempo dopo di ripulirci e riflettere sul messaggio.

Così pure  un disagio lieve può essere sopportato e gestito gentilmente per comprenderne la causa, anziché essere soppresso immediatamente.

Prendersi cura amorevolmente è la chiave.

Nei tempi e nella misura giusta ogni esperienza, ogni cibo, ogni farmaco, ogni terapia ha un senso e ci può aiutare.

Ricordiamo quello che ci insegna l’Ayurveda.

La vita è una fiamma e la sua durata è la lunghezza della candela. Per ognuno è diversa.

Se non proteggi la tua candela e la lasci esposta a troppe intemperie brucerà velocemente e la fiamma si spegnerà in fretta.

Se proteggi troppo la candela e la metti sotto una cappa di vetro le togli ossigeno, non brucerà più e la fiamma si spegnerà comunque.

Accudisci la tua candela con amore, non privarla di nulla ma non  abusarne  e brucerà a lungo

 

 Dr. Roberta Bandi

Medico Chirurgo, emergenza territoriale e pronto soccorso, medico di medicina generale, competenze in omeopatia, ayurveda, kinesiologia, medicina integrata, ipnositerapia

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