Perché imparare l’emergenza

 

Vi ricordate “La regina del Celebrità” canzone degli 883 di fine anni 90?

Quello era il periodo delle discoteche e il Celebrità è una discoteca a pochi km da dove abito io. L’ingresso è su una stradina in campagna che si immette dopo poche decine di metri su una strada statale molto trafficata.

A quell’epoca non c’erano le rotonde e gli incroci erano veramente incroci. Era il tempo delle stragi del sabato sera.

Io allora lavoravo in pronto soccorso e nell’emergenza territoriale e quello era il mio pane quotidiano. Non c’era turno in cui, in qualche punto del territorio affidato alla mia centrale operativa, non accadesse almeno un incidente grave e il numero aumentava vertiginosamente durante i fine settimana.

Ed è così che ho imparato che quello che “salva la vita” al paziente è prima di tutto saper leggere e interpretare la scena che ti trovi davanti.

Il “sospetto diagnostico” cioè il prevedere quale danno può avere subito l’infortunato in base ai dettagli che osservi, ti permette di concentrarti per cercare i segni che ti portano a immaginare ed effettuare le manovre corrette che, in quei casi, non hanno margine di errore.

Questo concetto, basilare nell’emergenza,  è utile in tutto l’ambito medico.

Ed è per questo che quello dell’osservazione e del porsi le domande giuste è il metodo che abbiamo adottato ne “La medicina per i non medici” per insegnare a inquadrare correttamente ogni situazione che ci troviamo ad affrontare.

Il trauma stradale, insieme all’arresto cardiaco, sono nell’immaginario collettivo la massima espressione dell’emergenza, e di sicuro per certi versi è così.

Sempre, anche nei casi più complessi, la persona che è sul posto, anche se non è un operatore professionista, può fare qualcosa. Anzi, è lui la persona chiave della situazione.

A lui compete una delle azioni più importanti: allertare i soccorsi. Se questa persona sa come interpretare la scena e  cosa osservare potrà riferire una serie di informazioni su situazione spaziale, entità dell’incidente, numero di infortunati, che sono essenziali all’operatore all’altro capo del telefono per inviare uomini e mezzi adatti nel minor tempo possibile. Questa è la prima azione in assoluto da compiere, solo dopo ci si potrà dedicare eventualmente ad aiutare i feriti.

Ma l’emergenza si declina in tanti modi diversi.

L’ustione, la ferita da taglio, le convulsioni febbrili o epilettiche, l’ostruzione delle vie aeree, lo “svenimento”, più correttamente detto lipotimia, solo per fare degli esempi, sono tutte situazioni a cui è necessario saper far fronte fin dai primi attimi in attesa dei soccorsi.

Non puoi aspettare, devi sapere cosa fare subito.

Tocca a te intervenire e per farlo con lucidità, senza cedere al panico hai bisogno di informazioni, solo la conoscenza ti può togliere la paura e rendere sicuro.

Ti faccio un esempio.

Nel periodo in cui lavoravo nell’emergenza, quando tornavo a casa, parlando con i miei figli, raccontavo loro cosa facevo e spiegavo come avrebbero dovuto comportarsi in quelle situazioni.

Un giorno mio figlio Liam, che a quell’epoca aveva 15  o 16 anni, era a pranzo dai miei genitori.

Improvvisamente a mia madre andò di traverso un boccone, non riusciva a respirare.

Mio padre era paralizzato e terrorizzato e non sapeva fare altro che urlare aiuto.

Mia mamma stava soffocando.

Liam, con grande presenza, anche tenuto conto della giovane età, si alzò, si  mise alle spalle della nonna, ed effettuò la manovra di Heimlich che serve per disostruire le vie aeree e che io gli avevo spiegato qualche tempo prima.

Mia madre sputò il boccone e ricominciò immediatamente a respirare.

Ebbe la frattura di una costa, ma è ben poca cosa rispetto alla alternativa di morire.

Grazie al pronto intervento del nipote potè vivere ancora più di 20 anni.

Se lui non avesse saputo cosa fare lei sarebbe morta di certo, quanto tempo avrebbe potuto resistere senza respirare?

In casi come questi i soccorsi non arrivano mai in tempo. Devono essere i presenti a intervenire.

Situazioni così, in cui poche semplici manovre  evitano danni catastrofici, sono molto più frequenti di quanto si pensi e possono capitare a tutti , in qualunque momento.

L’infortunato potrebbe essere tuo figlio, tua moglie, tuo padre. Se non sai cosa fare assisti letteralmente alla morte della persona che hai davanti, il sentimento di impotenza è devastante.

Per questo è essenziale che ognuno impari le basi del primo soccorso.

Nel caso specifico una manovra semplice come quella di Heimlich da effettuare sulla persona cosciente: cingere il soggetto da dietro e con le mani unite spingere verso l’alto all’altezza dello stomaco, ma anche la versione per la persona incosciente e per il bambino, sono davvero facili da imparare. Tutti possono e devono farlo.

Nella mia famiglia conoscerla ha fatto una grande differenza, io e mia sorella abbiamo avuto ancora la mamma, mio padre ha avuto sua moglie vicino fino alla fine, i miei figli hanno avuto la nonna e, soprattutto, lei ha avuto la possibilità di vivere altri vent’anni e di avere l’enorme gioia di diventare bisnonna.

Facciamo di tutto per proteggere i nostri cari, imparare l’emergenza adesso metterà al sicuro te e la tua famiglia per sempre.

 

 

 

 Dr. Roberta Bandi

Medico Chirurgo, emergenza territoriale e pronto soccorso, medico di medicina generale, competenze in omeopatia, ayurveda, kinesiologia, medicina integrata, ipnositerapia

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