
La prima puntata della medicina per i non medici ha come argomento il mal di schiena.
Ma perché abbiamo scelto di cominciare proprio da qui?
Spiegarne il motivo mi permette di chiarire bene anche qual è l’impianto complessivo, il fine e il modo su cui si basa l’intero progetto.
Il mal di schiena è un disturbo che tutte, ma proprio tutte le persone adulte hanno provato almeno una volta.
Magari dopo aver fatto un trasloco o vangato l’orto.
Partiamo dal sintomo perché ci rivolgiamo a uomini e donne a cui poco importa l’anatomia, l’eziologia, la patogenesi, tutte parolone che servono ai medici per descrivere un fenomeno, che però vivono “in pratica” il disagio. E quindi lo devono comprendere “in pratica” e gestire al meglio con semplicità ed efficacia.
Inoltre nella quasi totalità dei casi, nella persona altrimenti sana, è un sintomo del tutto benigno che non determina pericolo di vita e che quindi può essere preso in considerazione anche da un neofita senza causare ansia.
Può essere trattato in molteplici modi, seguendo i consigli di diverse discipline convenzionali o naturali e permette di comprendere come possano integrarsi le une alle altre.
Non ultimo ha una valenza psicosomatica molto evidente e anche facilmente intuitiva, comprensibile a tutti.
Vediamo come.
In corso di mal di schiena sempre, che vi sia sottostante un problema di artrosi oppure no, è presente una contrattura muscolare che provoca dolore e restrizione della possibilità di movimento e spesso la sintomatologia può durare a lungo, giorni o settimane.
Al livello più superficiale si può intervenire con un farmaco antidolorifico. Questo equivale ad agire solo sul sintomo per spegnerlo velocemente. Finito l’effetto del farmaco il dolore ritorna. Se è molto forte, invalidante, ha un senso intervenire anche in questo modo perché in assenza di dolore si è più disposti a lavorare anche su altri livelli. Oppure il sintomo può essere gestito più dolcemente, ridotto o annullato con terapie di tipo naturale, come la fitoterapia o col ricorso a discipline quali l’ayurveda o l’omeopatia che per loro natura, anziché contrastare il disturbo, sostengono la fisiologia dell’organismo e lo aiutano ad attivare il proprio potenziale di guarigione.
Intanto si può ricorrere a tecniche di massaggio, stimolare con la digitopressione appropriati punti lungo i meridiani di agopuntura e utilizzare tecniche di yoga o qi gong per riportare l’energia a scorrere liberamente nelle zone interessate dal dolore.
Contemporaneamente fermiamoci a riflettere sul significato di ciò che ci succede.
Una schiena dolente ci parla di pesi e fardelli fisici e metaforici che ci troviamo a sopportare, di tensioni presenti nella nostra vita, in famiglia, sul lavoro. L’impossibilità di muoversi ci racconta di impedimenti mentali e psicologici a spostarci in qualche direzione, e, sempre, queste affezioni che ci costringono a fermarci ci dicono che abbiamo bisogno di riposo, di mollare, di prenderci un momento per noi.
Tutti questi interventi possono e devono essere usati nello stesso momento.
Quando agisci su un solo piano ti liberi forse del sintomo, ma se non ne comprendi il messaggio questo si ripresenterà, nella stessa forma o in un’altra.
Agendo su più fronti il processo di guarigione si intensifica, accelera, si fa profondo. Questa è l’importanza di usare più approcci che lavorano sui diversi livelli.
La medicina per i non medici si propone proprio questo.
Mettere a disposizione la conoscenza per prenderci cura di noi su tutti i piani, quotidianamente. Questo è un impegno continuo ed è indispensabile perciò che siamo noi stessi a possedere le chiavi per comprendere, elaborare e risolvere le situazioni di ogni giorno.