
Questa mattina mi imbatto nell’articolo “Perché il vaccino per i medici è un obbligo di servizio”, scritto dal dott. Antonio Panti già presidente dell’Ordine dei Medici di Firenze su Quotidiano Sanità del 27 luglio.
https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=106638
L’articolo prendendo spunto dal precedente scritto del filosofo il prof. Luigi Vero Tarca, sempre su Quotidiano Sanità, espone le ragioni del perché sia giusto obbligare il personale sanitario alla somministrazione del farmaco che dovrebbe prevenire il Covid-19.
Partiamo dal presupposto che ormai è acclarato sia in letteratura scientifica, sia nei talk show televisivi che il vaccino non impedisce il contagio, quindi il medico vaccinato può contagiare chiunque. Detto questo potrei dire al dott. Panti che, quando sarà disponibile un vaccino che immunizza realmente chi lo assume, impedendo quindi la diffusione del virus, allora, e solo allora, varrà la pena intraprendere una discussione sull’obbligo vaccinale per il personale sanitario.
L’autore, tralasciando le ovvie considerazioni di cui sopra, poi scrive:<<Nessuno può essere costretto a prendere la patente ma se vuol guidare un autobus deve possederla perché il datore di lavoro non ha altro modo per garantire l’utenza.>>
Il medico ha già la sua patente, ovvero la laurea e l’abilitazione alla professione; secondo il dott. Panti però, queste non bastano più: per continuare a svolgere il proprio lavoro, il sanitario deve accettare la somministrazione di un farmaco, firmando un consenso e quindi scaricando colui che lo obbliga da qualsiasi responsabilità. E non importa se il farmaco è approvato solo con riserva dagli organi competenti visto che gli studi preliminari, proprio perché preliminari, sono stati condotti per pochissimo tempo; non è mai stata valutata la genotossicità e la cancerogenicità e al momento dell’inizio della campagna erano assolutamente sconosciute le interazioni con qualsiasi farmaco. Per non parlare del fatto che stiamo in questo momento iniziando ad osservare gli effetti di questa somministrazione di massa anche sui bambini che come tutti gli altri sono cavie. Ci servono almeno un paio d’anni e un sacco di dati stratificati per età e per patologia per avere non certezze ma idee un po’ più chiare.
Il dott. Panti prosegue:<<Diverso discorso è del medico che sconsigli il vaccino in base a considerazioni che, per quanto suggestive, non hanno niente di scientifico. In tal caso il medico danneggia il paziente sottraendolo a una protezione della salute; il contrario della deontologia.>>
Sconsigliare la somministrazione del vaccino contro la COVID 19 è una posizione assolutamente plausibile. Nel momento in cui rivedo questo articolo per aggiornarlo, alle porte di aprile 2023, continuano a venir fuori prove inconfutabili della gestione superficiale, incauta e senza alcuna remora dell’affare vaccini da parte della dirigenza sanitaria e della politica. Il medico che manifesta i propri dubbi sull’inoculazione di questi farmaci sperimentale sta semplicemente rispettando il principio “primum non nocere” in pieno rispetto della deontologia.
L’autore segue dicendo che un medico siffatto non è tollerabile. Questa frase non riesco a commentarla….