
Qualche giorno fa, parlavo con una mia amica di questo progetto ambizioso che è
“La medicina per i non medici”
e di come continua a modificarsi e ad arricchirsi di nuove idee, a un certo punto mi interrompe e mi dice “E’ una pensata geniale e straordinaria, ma credi che ci siano tante persone che ne comprenderanno il valore?” ho fatto una faccia stupita e lei ha continuato “le persone non vogliono curarsi, vogliono essere sane, a prescindere da quello che fanno. Tu proponi un percorso di crescita e conoscenza ma la gente è abituata a volere tutto, subito e anche gratis!” e in effetti tutto fa pensare che sia così.
E’ di moda ciò che è preconfezionato, dal cibo già pronto al pacchetto vacanza, alla terapia uguale per tutti, al pensiero unico per non sentirti reietto. In qualche modo ci hanno addestrati così. Ci hanno abituati a pensare che tutto è dovuto, la promozione senza studiare, il salario senza lavorare e se le cose non vanno bene la colpa è sempre di qualcun altro. E’ un vero e proprio incitamento a cedere il potere decisionale e la responsabilità. Un piano che ha funzionato benissimo. La massa è stata resa inerme, dipendente, paurosa e infelice cioè manovrabile e succube. Perché se da una parte cedere la propria responsabilità permette di fare nessuna fatica, di essere eterni Peter Pan in gioiosa attesa che arrivi qualche briciola elargita da un potente per poter fare festa, dall’altra richiede di cedere anche e completamente il proprio potere, la propria identità, la propria libertà.
E qui viene il punto, la libertà è responsabilità.
Non puoi pensare di tenere per te l’una dando via l’altra perché è scomoda. La libertà è poter scegliere, e se scegli sei responsabile. E per sapere cosa scegliere devi conoscere.
Quindi la libertà è conoscenza.
Eccoci arrivati al nocciolo della questione.
Quello che si propone di fare “La medicina per i non medici” è proprio mettere a disposizione la conoscenza. Ed è per questo che è importante e che tutte le persone che hanno deciso di continuare a usare la propria testa farebbero bene a seguirla.
Dà la libertà sulla cosa più importante del mondo, la salute, senza la quale niente altro ha valore.
In questo campo ci sono due fraintendimenti cruciali. Il primo è quello di poter riversare sul medico la totale incombenza della nostra salute: tu vai da un medico poi hai finito, al resto ci pensa lui, tu non devi fare più nulla.
Il secondo è che si dà per scontato che ci sarà sempre un medico a disposizione, accessibile e preparato e gratis.
Niente di più falso.
È sotto gli occhi di tutti come il modello di ubbidire alla indicazione dei medici di sottoporsi a una terapia o a un protocollo, uguale per tutti e senza comprenderlo, abbia portato a una situazione disastrosa.
Non deve più succedere.
Ognuno deve essere consapevole di che terapia sta accettando. Deve poter partecipare attivamente al processo decisionale di quale cura seguire.
La domanda che viene spontanea è: “Ma come posso io che non sono medico, scegliere come curarmi?”
La risposta è: informati, studia, impara.
Particolare di non secondaria importanza è che i medici sono dati come razza in via di estinzione. Soprattutto i medici italiani, che, da sempre, sono tra quelli più preparati al mondo. E quindi, se quando hai bisogno il medico non lo trovi? O se al posto di un medico preparato trovi qualcuno che non lo è? In alcune zone d’Italia sono già in atto progetti in cui i medici di famiglia sono sostituiti da figure appartenenti ad altre professioni che si occuperanno dei malesseri più frequenti e lievi che si presentano ogni giorno negli ambulatori.
Inoltre le nuove linee guida emanate dal ministero per la ristrutturazione della medicina territoriale la renderanno in pochi anni totalmente diversa da quella, tutto sommato abbastanza accessibile, che abbiamo conosciuto fino ad ora.
E ancora, i nuovi laureati nelle scuole di specialità stanno imparando sempre di più a utilizzare computer ed algoritmi preimpostati uguali per tutti per decidere diagnosi e terapie, assomigliando di fatto più a ingegneri informatici che a medici.
In questo caso la domanda è: “Ma io che ci posso fare?”
La risposta è: informati, studia, impara.
Ognuno di noi ha il potere e il dovere di fare qualcosa per difendere la propria salute, rivendicare il diritto di decidere per sé. Essere considerato un uomo e non una macchina rotta.
Fare finta che la situazione non sia grave e che si risolverà per intervento di qualche ministro o che la rotta possa essere invertita in un attimo, è pura illusione.
L’unica soluzione è aprire gli occhi, cominciare a prepararsi per essere da subito pronti e in grado di gestire la salute propria e di chi ci sta vicino.
Proprio per insegnarti a fare questo nasce “La medicina per i non medici”
Sento già la obiezione più ovvia: “Ma io non so niente di medicina, ho paura. Potrò imparare? Sarò in grado?”
Sì, certamente.
Il percorso è pensato proprio per dare informazioni alle persone che non sono medici, che nella vita sanno fare altre cose. Ogni nozione è spiegata in modo semplice, pratico, facile da imparare. Immediatamente utilizzabile. Basata su domande che ti portano in ogni situazione a comprendere cosa ti trovi di fronte, quale comportamento adottare e quali rimedi utilizzare. Se puoi risolvere da solo o se ti occorre l’aiuto di un professionista, nel qual caso saprai cosa fare fino al suo arrivo, e saprai rapportarti a lui in maniera paritaria, ponendo le domande giuste e comprendendo le risposte. E poi conoscerai quali messaggi il tuo corpo ti sta inviando tramite i sintomi e i disturbi che provi, quali emozioni chiedono di essere ascoltate, comprenderai se un pensiero blocca la tua evoluzione, ti impedisce di stare bene.
Tutti, ma proprio tutti possono imparare.
Per tornare all’inizio, alla domanda della mia amica:
“Credi ci siano tante persone che ne comprendono il valore?”
Io credo che il valore di questo progetto sia tale che non sarà possibile, per chi ne verrà in contatto non accorgersene.
Ogni uomo e donna sveglio e attento, e chiunque sta leggendo queste righe lo è di sicuro, ha compreso che occorre occuparsi di ogni aspetto della propria vita scegliendo con responsabilità, attivamente e senza delegare. La salute è il bene primario, è la vita stessa.
Imparare e crescere è il nostro destino:
“fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”